La ristorazione in Italia: dati, trend e fatturato 2026
Attività di servizi di ristorazione in Italia
Il settore della ristorazione rappresenta uno dei pilastri dell’economia italiana: con circa 330.281 imprese attive, costituisce non solo un motore occupazionale, ma anche un elemento identitario della nostra cultura imprenditoriale.
Dai ristoranti stellati alle trattorie, l’offerta gastronomica italiana unisce tradizione, innovazione e qualità, contribuendo in maniera significativa al Pil nazionale.
Questo valore è oggi riconosciuto anche a livello internazionale con l’ingresso ufficiale della cucina italiana nella lista dei Patrimoni Immateriali dell’Umanità dell’UNESCO, a testimonianza del ruolo che il cibo ricopre come espressione viva di comunità, saperi e convivialità. Un riconoscimento che consolida in maniera ulteriore la reputazione del settore ristorativo del nostro Paese e apre nuove prospettive di crescita per un comparto in continuo fermento.
In questo approfondimento dell’Osservatorio imprese 2026 concentreremo la nostra attenzione proprio sulle realtà imprenditoriali che rientrano nella divisione 56 della classificazione ATECO.

La distribuzione territoriale del settore della ristorazione
Le circa 330.281 imprese attive in Italia del settore della ristorazione sono localizzate per il 56% nell’Italia meridionale-isole:
● Nord Italia: il 25,3% nel Nord-Ovest, il 18,4% nel Nord-Est
● Centro e Mezzogiorno: 21,1% nel Centro Italia, 24,1% nel Sud e 11,1% nelle Isole
La distribuzione regionale dei servizi di ristorazione

Nelle prime tre regioni per numero complessivo di imprese ristorative troviamo Lombardia (14,3%), Lazio (10,8%) e Campania (10,3%). Completano le prime dieci posizioni della classifica Sicilia (7,6%), Veneto (7.4%), Emilia-Romagna (7,3%), Piemonte (7%), Toscana (6,6%) e Puglia (6,2%). Nelle ultime tre posizioni della classifica troviamo, invece, Basilicata (0,9%), Molise (0,6%) e Valle D’Aosta (0,3%).
● Regioni Top: Lombardia (14,3%), Lazio (10,8%), Campania (10,3%)
La distribuzione per provincia dei servizi di ristorazione
La distribuzione provinciale del settore della ristorazione ripercorre a grandi linee quella regionale. Infatti, tra le prime dieci province con il maggior numero di imprese ristorative attive nel nostro Paese troviamo nelle prime dieci posizioni le province di Roma (8%), Napoli (5,4%), Milano (5,2%), Torino (3,7%), Salerno (2,3%), Brescia (2%), Palermo (1,7%), Bari (1,7%), Genova (1,7%) e Venezia (1,7%).
● Province principali: Roma (8%), Napoli (5,4%), Milano (5,2%)

Le caratteristiche delle imprese dei servizi di ristorazione
Il settore dei servizi di ristorazione è formato in larga parte da ristoranti con servizio ai tavoli e dalle attività di somministrazione di bevande. Gli occupati, nel 2025 ammontano a circa 747.440, con una crescita del +7,8% rispetto al 2024. La struttura imprenditoriale è composta per il 71% da microimprese e per il 29% da PMI e grandi aziende. Dal punto di vista giuridico, invece, prevalgono le imprese individuali (46%), seguite da società di capitali (30,2%) e di persone (23,3%).
I codici Ateco del settore ristorazione
Le attività più diffuse sono i ristoranti con servizio al tavolo, escluse gelaterie e pasticcerie (41,3%) e le attività di somministrazione di bevande (34,5%). Seguono, distaccate di diversi punti percentuali, le attività di ristoranti senza servizio al tavolo o da asporto, escluse gelaterie e pasticcerie (11,3%), le gelaterie e le pasticcerie (4,6%), le attività di somministrazione di bevande in bar e caffetterie (3,6%), i servizi di ristorazione mobile di ristoranti e altri esercizi di ristorazione simili (1,2%), le attività di ristoranti e di servizi di ristorazione mobile (0,7%)e catering per eventi (0,6%).
● 41,3% sono ristoranti con servizio al tavolo, escluse gelaterie e pasticcerie (56.11.11)
● 34,5% sono attività che somministrano bevande (56.3)
● 11,3% sono ristoranti senza servizio al tavolo o da asporto, escluse gelaterie e pasticcerie (56.11.12)
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L’occupazione nel settore della ristorazione

Dal punto di vista occupazionale, nel settore dei servizi di ristorazione nel 2025 si contavano circa 747.440 dipendenti con una media di 2,3 unità per ogni impresa ristorativa della popolazione analizzata. Questo dato presenta una decisa crescita del +7,8% rispetto allo stesso periodo del 2024 e un aumento del +17,7% rispetto al 2023.
● 747.440 dipendenti nel 2025: trend +7,8% rispetto al 2024 e +17,7% rispetto al 2023
● Media dipendenti del settore pari a 2,3 unità
La maggior parte dei servizi di ristorazione del nostro Paese, ossia il 40,6% del totale, impiega meno di due dipendenti; solo il 13% circa, invece, impiega più di nove dipendenti.
● 40,6% delle imprese ristorative impiega meno di 2 dipendenti
● 13% impiega 9 o più dipendenti
La dimensione aziendale del settore dei servizi di ristorazione
Per quanto riguarda la dimensione aziendale si può apprezzare come il 71% circa, microimpresesiano microimprese, ossia realtà imprenditoriali con meno di 10 dipendenti e con un fatturato che non eccede 2 milioni di euro annui. Il restante 29% è formato, al contrario, da piccole imprese (27,3%), medie imprese (1,6%) e grandi imprese (0,1%).
● Microimprese: 71%
● Piccole imprese: 27,3%
● Medie imprese: 1,6%
● Grandi imprese 0,1%
La forma giuridica del settore ristorativo
Se si osserva il settore dal punto di vista della forma giuridica, si può notare come circa la metà della popolazione siano imprese individuali (46%), seguite da una quota minore di società di capitali (30,2%) e di società di persone (23,3%). Le altre forme societarie, invece, rappresentano una quota residuale pari allo 0,6%.
● Imprese individuali: 46%
● Società di capitali: 30,2%
● Società di persone: 23,3%
● Altre forme societarie: 0,6%
Tra le società di capitali è degna di nota la percentuale delle società a responsabilità limitata (18%) e delle società a responsabilità limitata semplificata (11,6%).
La distribuzione del rischio nel settore della ristorazione italiana
Il settore tricolore dei servizi di ristorazione si caratterizza per un livello di affidabilità economico-commerciale piuttosto basso. La maggioranza dei ristoratori, infatti, mostra importanti segnali di rischiosità, mettendo in luce una struttura finanziaria spesso fragile e performance di pagamento non sempre regolari.
L’affidabilità commerciale è stata calcolata utilizzando numerose variabili, tra cui indici e dati di bilancio, informazioni anagrafiche, anzianità aziendale, dati relativi alle esperienze di pagamento, la presenza di informazioni negative.
● Rischio minimo: 3%
● Score inferiore alla media: 21,4%
● Rischio superiore alla media: 59%
● Rischio massimo: 16,5%
● Rischio non valutabile: 0,1%
La propensione all'internazionalizzazione, la digital attitude e l’innovazione nel settore tricolore della ristorazione
La propensione all'export
La popolazione aziendale analizzata mostra un livello di internazionalizzazione basso. Circa il 7% delle imprese mostra risultati inferiori alla media, dovuti a una limitata presenza sui mercati esteri e a una bassa propensione all’export. Un ulteriore 85,7% fa registrare performance ancora più deboli, praticamente prive di attività internazionali. Solo lo 0,2% si colloca nella media o al di sopra di essa, mentre nessuna impresa raggiunge valori elevati.
● Alto (livello 1): 0%
● Sopra la media (livello 2): 0,1%
● Medio (livello 3): 0,1%
● Sotto la media (livello 4): 7%
● Molto basso (livello 5): 85,7%
● Non disponibile: 7,1%
La digital attitude
Nonostante il canale digitale rivesta sempre più un ruolo strategico per la ristorazione, il livello di digitalizzazione risulta piuttosto basso. Solo l’1% delle imprese attive nei servizi di ristorazione fa registrare una digital attitude elevata, mentre un ulteriore 3,4% si colloca appena sopra la media e il 5,2% raggiunge un livello digitale nella media.
La maggior parte del settore, il 79,2%, delle imprese ristorative presenta una bassa propensione al digitale e un restante 3,3% registra uno score sotto la media.
● Alto (livello 1): 1%
● Sopra la media (livello 2): 3,4%
● Medio (livello 3): 5,2%
● Sotto la media (livello 4): 3,3%
● Molto basso (livello 5): 79,2%
● Non disponibile: 7,6%
La propensione all'innovazione
La propensione all’innovazione è lievemente più incoraggiante: circa la metà della popolazione analizzata, infatti, il 46% del totale, fa registrare un punteggio di innovazione basso, il 28,7% un punteggio al di sotto della media, l’11,2% uno score medio, il 5,5% uno sopra la media e solo lo 0,6% fa registrare una propensione all’innovazione alta.
● Alto (livello 1): 0,6%
● Sopra la media (livello 2): 5,5%
● Medio (livello 3): 11,2%
● Sotto la media (livello 4): 28,7%
● Molto basso (livello 5): 46%
● Non disponibile: 8%
Le classi di fatturato stimato del settore italiano della ristorazione
Per quanto riguarda il fatturato stimato, (disponibile per società di persone e ditte non soggette all'obbligo di bilancio), emerge una marcata eterogeneità all’interno delle attività dei servizi di ristorazione.
Nello specifico, il 35,8% dichiara un fatturato stimato inferiore a 100.000€, fascia tipica di micro-realtà artigianali o iniziative imprenditoriali in fase di startup. La quota più consistente, pari al 59,8%, rientra nella classe 100.000–499.999€, indicando realtà della ristorazione più rodate e con maggiore esperienza.
Solo il 3,7% delle imprese raggiunge un fatturato compreso tra 500.000 e 999.999€, livello riconducibile a soggetti più organizzati ma ancora lontani dalle dimensioni medio-grandi, mentre solo lo 0,7% fa registrare un fatturato stimato tra 1.000.000 e 4.999.999€.
● Fascia di fatturato stimato €100.000 – 499.999: 59,8% delle imprese
Il fatturato del settore della ristorazione
Il dato riguardante il fatturato da bilancio del settore offre l’immagine di un settore in forte crescita: 41.000.000.000€ nel 2024, in crescita del +2,3% rispetto al 2023 e del +24,2% rispetto al 2022, con un valore medio dichiarato che si aggira intorno a 124.136€.
Le aziende delle quali si conosce il fatturato, circa il 20,4% del totale del settore, si attestano prevalentemente nelle fasce di fatturato basse: l’8,8% di queste ultime, infatti, fattura meno di 10.000€, l’8,1% si attesta nella fascia 10.000 - 49.999€, il 10% nella fascia 50.000 - 99.999€, il 44% nella fascia 100.000 - 499.999€, il 16,3% nella fascia 500.000 - 999.999€ e l’11,6% nella fascia 1.000.000 - 4.999.999€. Poche le imprese della ristorazione che rientrano nella fascia 5.000.000 - 9.999.999€ (0.6%) e quelle che fatturano più di 10.000.000€ (0,6%).
● Fascia di fatturato €100.000 - 499.999: 44% delle imprese
Sintesi
Settore: Attività di servizi di ristorazione (Ateco 56)
Numero aziende del settore: 330.281 aziende attive
Dipendenti: circa 747.440 nel 2025 (+7,8% rispetto al 2024)
Fatturato (da bilancio): 41.000.000.000€ (+2,3% rispetto al 2023)
Microimprese: 71% del totale
Forme giuridiche: 46% imprese individuali
Rischio economico-commerciale del settore: superiore alla media
Insight strategici
● Opportunità: aumento di strategie mirate di export e partnership estere, soprattutto nei mercati ad alta domanda di cucina italiana. Trasformazione digitale come leva competitiva.
● Criticità: micro-dimensione aziendale, affidabilità commerciale debole:, innovazione frammentata e non sistemica.
Le aziende top del settore della ristorazione per fatturato
Nelle prime dieci posizioni della classifica delle realtà imprenditoriali della ristorazione con il fatturato maggiore troviamo:
- Autogrill Italia S.p.a.
- Coop Italiana di Ristorazione Soc Coop
- Camst Coop Albergo Mensa Spettacolo e Turismo S.c.a.r.l.
- Pellegrini S.p.a.
- Chef Express Spa
- Sodexo Italia S.p.a.
- Elior ristorazione S.p.a.
- Serenissima Ristorazione S.p.a.
- Cigierre Compagnia Generale Ristorazione S.p.a.
- Compass Group Italia S.p.a.
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