LE IMPRESE CESSATE IN ITALIA NEL 2025: DATI, TREND, ATECO E FATTURATO
La demografia delle imprese in Italia: le cessate nel 2025
È l’inizio dell’anno e come di consueto è giunto il momento di fare un bilancio sulla demografia delle imprese presenti in Italia. In particolare in questo studio dell’osservatorio imprese iCRIBIS cercheremo di capire la numerosità e le caratteristiche delle 283.637 imprese che hanno chiuso la propria attività nel periodo che va dal 1 gennaio al 30 novembre 2025.

Le imprese cessate in Italia al 30 novembre 2025
Nell’anno appena trascorso, considerando i dati disponibili e relativi al periodo che va dal 1 gennaio al 30 novembre 2025, le imprese italiane che hanno cessato la loro attività sono state 283.637 (-12.2% rispetto allo stesso periodo del 2024 e con una media di circa 849,2 realtà al giorno).
● 283.637 imprese cessate al 30 novembre 2025
● -12.2% rispetto allo stesso periodo del 2024
● 849,2 cessate in media al giorno
La distribuzione mensile delle cessate è la seguente:
gennaio (20,8%), febbraio (10,6%), marzo (7,1%), aprile (7,3%), maggio (6,5%), giugno (6,2%), luglio (10,3%), agosto (4,4%), settembre (7,4%), ottobre (8,3%) e novembre (11,1%).
● Gennaio mese con più imprese cessate (20,8%)
● Agosto mese con meno cessazioni (4,4%)
La distribuzione territoriale delle imprese cessate
Le 283.637 imprese cessate al 30 novembre 2025 in Italia sono localizzate per il 51,4%, nella parte centro-meridionale della Penisola italiana:
● Mezzogiorno e Centro: 22% nel Sud Italia 8,9% nelle Isole e 20,5% al Centro
● Nord Italia: 28,4% nel Nord-Ovest e 20,2% nel Nord-Est
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La distribuzione regionale delle cessate in Italia
A livello regionale la Lombardia, con circa 51.285 imprese cessate (il 18,1% del totale), è il territorio con il più alto numero di casi. Seguono Lazio (10,6%), Campania (9,4%), Emilia-Romagna (8,9%), Veneto (8,3%), Piemonte (7,5%), Sicilia (6,6%), Toscana (6,3%), Puglia (5,8%), Calabria (3,3%), Liguria (2,4%), Sardegna (2,3%), Marche (2,2%), Abruzzo (2,1%), Friuli-Venezia Giulia (1,6%), Umbria (1,5%) e Trentino-Alto Adige (1,4%). Nelle ultime tre posizioni della classifica regionale troviamo, invece, Basilicata (0,9%), Molise (0,5%) e Valle D’Aosta (0,3%).
● Regioni con più cessate: Lombardia (18,1%), Lazio (10,6%) e Campania (9,4%)
La distribuzione provinciale delle aziende cessate

La distribuzione provinciale delle cessate rispecchia la concentrazione aziendale nelle varie province del Paese.
Infatti, tra le prime dieci province con il maggior numero di casi troviamo Roma (8,2%), Milano (7,3%), Napoli (5,5%) e Torino (3,7%). Province principali: Roma (8,2%), Milano (7,3%), Napoli (5,5%), Torino (3,7%), Verona (2%), Brescia (1,9%), Varese (1,8%), Treviso (1,8%), Bergamo (1,6%) e Salerno (1,6%).
Le caratteristiche della popolazione delle cessate
L’analisi della popolazione delle cessate restituisce l’immagine di un tessuto imprenditoriale frammentato, composto in prevalenza da Imprese individuali (68,4%) con una struttura occupazionale minima (il 78,6% impiega meno di due dipendenti). Le cessazioni si concentrano soprattutto in alcuni settori chiave, come il commercio al dettaglio (16,2%) e le costruzioni (15,6%), evidenziando criticità strutturali persistenti. Una quota rilevante di aziende chiude nei primi cinque anni di attività (25.9%), sebbene non manchino imprese con una lunga storia alle spalle.
L’occupazione nella popolazione delle cessate

Il numero totale dei dipendenti della popolazione delle cessate è pari a 381.408 lavoratori. Tale valore corrisponde a una dimensione occupazionale media di circa 1,3 addetti per ciascuna impresa che ha cessato l’attività nel periodo considerato.
● Numero dipendenti delle imprese cessate: 381.408 dipendenti
● Media dipendenti della popolazione pari a 1,3 dipendenti
Oltre tre imprese cessate su quattro impiegano meno di due dipendenti (78,6%), evidenziando un tessuto imprenditoriale composto in larghissima parte da microimprese. È residuale, invece, la percentuale di imprese che impiegano più di dieci dipendenti (0,2%), a testimonianza di come le cessazioni abbiano interessato quasi esclusivamente realtà di piccole dimensioni, mentre le imprese medio-grandi mostrano una capacità di tenuta significativamente superiore.
● 78,6% delle cessate impiega meno di 2 dipendenti
● 0,2% delle cessate impiega 10 o più dipendenti
Il codice ATECO delle cessate

A cessare sono in prevalenza le realtà imprenditoriali appartenenti al settore del commercio al dettaglio (16,2%), delle costruzioni (il 15,6% del totale, di cui il 4,6 sono lavori di muratura e il 4% costruttori di edifici residenziali e non residenziali). Significativa anche la percentuale delle cessate nella ristorazione (6,6% del totale), in particolare nelle attività di somministrazione di bevande (2,8%) e nei ristoranti con servizio al tavolo, escluse gelaterie e pasticcerie (2,2%).
● 16,2% commercio al dettaglio (47)
● 4,6% Lavori di muratura (43.91)
● 4% costruzione di edifici residenziali e non residenziali (41.1)
● 2.8% attività di somministrazione di bevande (56.3)
● 2,2% attività di ristoranti con servizio al tavolo, escluse gelaterie e pasticcerie (56.11.11)
Gli anni di attività delle cessate
Le aziende cessate della popolazione analizzata mostrano una vita media variabile, in particolare è ampia la percentuale di aziende giovani che chiudono entro i primi 5 anni di attività (25,9%). Nello specifico il 39,3% delle imprese cessate ha meno di 10 anni, il 27,8% ha tra 10 e 19 anni, il 13,5% tra 20 e 29 anni, il 7,7% tra 30 e 39 anni d’attività, il 5,3% tra 40 e 49 anni di età, mentre le aziende più longeve, ovvero quelle con più di 50 anni di attività si attestano al 6,4%.
La vita media di un’impresa cessata nel 2025 è pari a 17,8 anni di età.
● Cessate entro i primi 5 anni di attività: 25.9%
● Età media d’attività: 17,7 anni
La forma giuridica delle cessate
A livello di forma giuridica, si osserva una presenza significativa di imprese individuali, che costituiscono il 68,4% delle imprese cessate totali. Seguono con una quota minore le società di capitali (20%) e le società di persone (10,7%).
Le altre forme societarie, invece, rappresentano una quota residuale pari allo 0,9% delle cessate totali.
● Imprese individuali: 68,4%
● Società di capitali: 20%
● Società di persone: 10,7%
● Altre forme societarie: 0,9%
La causa e il tipo di cessazione dell’attività
Il 97,6% delle imprese che hanno chiuso la propria attività sono cessate favorevoli, ovvero in modo ordinato, contro il 2,4% delle cessazioni sfavorevoli causate da debiti non pagati, problemi economici o gestione aziendale carente.
Tra quest’ultime, in particolare, è da segnalare come circa il 40,3% siano cessate per la chiusura del fallimento e il 4,4% per la chiusura della liquidazione, che indica il completamento di procedure formali avviate in precedenza per far fronte a situazioni di difficoltà finanziaria o riorganizzazione dell’azienda.
Tra le cessazioni favorevoli, invece, la quota più ampia è rappresentata dalla cessazione di ogni attività (50,6%), segnalando una scelta imprenditoriale in molti casi legata a fattori strategici, economici o di sostenibilità.
Seguono la chiusura della liquidazione (6,8%) e lo scioglimento della società (3,4%), che riflette le decisioni di natura giuridica e societaria, spesso connesse a cambiamenti nella compagine sociale o negli obiettivi imprenditoriali.
Principali cause delle cessate sfavorevoli:
● Chiusura del fallimento (40,3%)
● Chiusura della liquidazione (4,4%)
Principali cause delle cessate favorevoli:
● Cessazione di ogni attività (50,6%)
● Chiusura della liquidazione (6,8%)
● Scioglimento (3,4%)
Procedure concorsuali, protesti e pregiudizievoli relativi alle cessate
Il quadro delle aziende cessate in Italia mostra una presenza non trascurabile di segnali di rischio e di procedure concorsuali. Quest’ultime infatti interessano circa un’impresa cessata ogni quattro, ovvero il 26,5% del totale aziendale. Significative, anche se decisamente più contenute, le percentuali di aziende cessate con protesti (1,2%) e attestazioni pregiudizievoli (0,4%).
● Solo procedimenti concorsuali: 26,5%
● Solo Protesti: 20%
● Solo Pregiudizievoli: 0,4%
La distribuzione delle imprese cessate secondo le classi di fatturato
Le imprese cessate di cui si conosce il fatturato, si attestano prevalentemente nelle fasce di fatturato medio-basse: il 19,4% nella fascia 100.000 - 499.999€, il 5,4% nella fascia 500.000 - 999.999€, il 6,1% nella fascia 1.000.000-4.999.999€ e lo 0,9% nella fascia 5.000.000 – 9.999.999 €. Agli estremi della distribuzione troviamo un 67,4% che fattura meno di 100.000€ e il restante 0,8% che ha invece un fatturato superiore ai 10.000.000€.
Imprese cessate in Italia nel 2025 – Sintesi
Un'impresa con meno di due dipendenti che ha cessato ogni attività, appartenente al settore del commercio al dettaglio e la cui sede è in provincia di Roma: questa la fotografia tipo di un’impresa cessata nel 2025.
● Totale cessate: 283.637 (-12,2% vs 2024)
● Profilo tipo: microimpresa (<2 dipendenti), commercio al dettaglio, sede a Roma
● Distribuzione:
o 51,4% Centro -Sud -Isole; e il 48,6% Nord-Ovest e Nord-Est
o Top regioni: Lombardia, Lazio, Campania
● Caratteristiche:
o 68,4% imprese individuali
o 78,6% con meno di 2 dipendenti
o Settori più colpiti: commercio (16,2%), costruzioni (15.6%), ristorazione (6,6%)
● Età media: 17,8 anni (25,9% chiude entro 5 anni)
● Causa principale cessate sfavorevoli: chiusura del fallimento (40,3%)
● Causa principale cessate favorevoli: cessazione di ogni attività (50,6%)
● Rischio: 26,5% con procedure concorsuali
● Fatturato: 67,4% <100.000€
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