PRINCIPIO DI CASSA


Forse avrai sentito parlare di principio di cassa in moltissime occasioni, eppure non hai ben chiaro cosa prevede questo importante principio della contabilità aziendale, come funziona e chi può avvalersene. Bene è arrivato il momento di fare maggiore chiarezza a riguardo.
Dopo l’approfondimento sul principio di competenza economica, in questo nuovo articolo del glossario iCRIBIS spiegheremo in cosa consiste il principio di cassa e vedremo alcuni esempi di questo criterio di redazione contabile per capire meglio il suo funzionamento.

Cos’è il principio di cassa?

Il principio di cassa è un criterio di imputazione contabile, che registra i costi e i ricavi di una realtà imprenditoriale, che sono stati realmente pagati e incassati in un certo arco temporale. In altre parole, seguendo questo principio contabile le transazioni finanziarie sono registrate nel momento in cui sono effettivamente pagate o incassate, non nel momento in cui sono state iniziate o contrattate. Facciamo un esempio per capire meglio come applicare il principio di cassa. Supponiamo che un freelance con partita Iva con regime agevolato abbia prestato la sua attività nel corso del 2023 a due clienti: il primo cliente ha già pagato per un totale di 12.000 euro, il secondo, invece, pagherà 23.000 euro nel 2024. Secondo il principio di cassa, ai fini del calcolo delle tasse e dei contributi il professionista dovrà considerare solo l’importo del primo cliente, ovvero 12.000 euro, poiché sono stati incassati nel 2023. I restanti 23.000 euro, al contrario, dovranno essere conteggiati nell’anno in cui verranno realmente incassati e formeranno la base per il calcolo delle tasse relative al 2024.

Come funziona il principio di cassa?

Il principio di cassa prevede che le entrate e le uscite di denaro debbano essere registrate sulla base del cash flow effettivo, piuttosto che sul principio di competenza, dove vengono registrate in base al momento in cui si generano i diritti e gli obblighi economici. In altri termini le transazioni economiche sono contabilizzate sulla base del flusso di cassa reale, ovvero in base al momento in cui il denaro viene concretamente incassato o pagato. Il principio di cassa è stato introdotto nel nostro ordinamento con la Legge di Bilancio del 2017, secondo cui è necessario tenere conto dei ricavi e costi che hanno avuto manifestazione finanziaria o, in altri termini, che hanno generato un movimento nel flusso di cassa. Le entrate e uscite sono registrate quando c’è un movimento effettivo e non nel momento in cui l’operazione economica è stata iniziata o contrattata, come nel caso del principio di competenza. Infatti, gli aspetti economici e finanziari di una realtà imprenditoriale posano su piani distinti. Secondo il principio di cassa la contabilità segue il flusso effettivo di denaro in uscita e in entrata, fornendo una visione aggiornata della situazione relativa alla liquidità aziendale. Quest’ultima, infatti, è uno strumento fondamentale per la gestione finanziaria e per prendere decisioni informate e consapevoli, evitando così problemi di liquidità e di solvibilità.

Chi può applicare il principio di cassa?

Una volta capito in cosa prevede il principio di cassa e il suo funzionamento, vediamo ora quali sono i soggetti che possono applicarlo. Il principio di cassa può essere applicato solamente in alcuni determinati casi. Il nostro ordinamento, infatti, prevede che di norma in contabilità va seguito il principio di competenza. Il principio di cassa, infatti, è a tutti gli effetti un’opzione per le PMI con contabilità semplificata e per tutte le attività che si avvalgono del regime forfettario.

Le realtà che possono applicare il principio di cassa sono:

  • le imprese con un fatturato annuo inferiore ai 400mila euro;
  • le attività commerciali con un fatturato annuale inferiore a 700mila euro;
  • i liberi professionisti, le ditte individuali e tutte le attività in regime forfettario.

<