MINUSVALENZE: COSA SONO E COME COMPENSARLE


Può capitare che nel corso dell’attività imprenditoriale un determinato bene su cui si era investito (ad esempio un macchinario) nel corso del tempo perda di valore rispetto alla somma di denaro necessaria al suo acquisto. In questo caso si è in presenza di una minusvalenza. In questo articolo del glossario iCRIBIS vedremo nel dettaglio cosa è possibile fare in caso di minusvalenze e come sfruttare questa situazione per pagare meno imposte.

Cosa sono le minusvalenze?

Una minusvalenza sta ad indicare la perdita di valore di un’attività reale o finanziaria, che si concretizza in un determinato arco di tempo. Tale variazione in negativo non si realizza fino a quando il bene non viene ceduto ad un prezzo inferiore rispetto a quello di quando era stato acquistato. Il caso speculare della minusvalenza è la plusvalenza, ossia quando un asset viene ceduto ad un prezzo superiore rispetto al valore contabile. Facciamo un esempio di minusvalenza per capire meglio il concetto. Ad esempio, supponiamo che un’impresa (Alpha Srl) abbia acquistato un macchinario per 300.000 euro e lo abbia rivenduto dopo quattro anni per 220.000 euro. In questo caso l’azienda in questione ha registrato una minusvalenza di ben 80.000 euro.

Il calcolo delle minusvalenze

Il calcolo delle minusvalenze è piuttosto semplice ed è dato dalla seguente formula:

Minusvalenza = prezzo di vendita − il valore contabile del cespite

Come detto in precedenza, se la differenza tra il prezzo di vendita e il valore contabile del cespite è negativa, ci troveremo di fronte ad una minusvalenza; in caso contrario, quando la differenza è positiva, avremo una plusvalenza.

La rilevanza fiscale delle minusvalenze e delle plusvalenze

Le minusvalenze e le plusvalenze secondo la legge hanno rilevanza ai fini della tassazione; infatti, secondo il fisco, le minusvalenze possono essere dedotte, ovvero possono generare un credito che può essere sfruttato in caso di successive plusvalenze conseguite durante lo stesso anno e/o nei successivi quattro anni. Le plusvalenze, invece, sono di norma tassate al 26%, ad esclusione dei titoli di stato e assimilati che sono soggetti ad un’aliquota del 12,5%.
Facciamo un esempio concreto per capire meglio il funzionamento. Supponiamo che un imprenditore abbia investito in un determinato prodotto finanziario per un totale di 100.000 euro, ma al momento della sua vendita il valore di quest’ultimo è di 80.000 euro. In questo caso, l’imprenditore avrà conseguito una minusvalenza di 20.000 euro.

Minusvalenza prodotto n.1 = 100.000 - 80.000 = 20.000 euro

Tuttavia, dopo sei mesi, l'imprenditore decide di cedere un secondo prodotto finanziario comprato a 80.000 euro, e che, in questo caso, gli frutta una plusvalenza di 50.000 euro.

Plusvalenza prodotto n.2 = 130.000 - 80.000 = 50.000 euro

In assenza di minusvalenze, l’imprenditore dovrebbe pagare al fisco una somma pari a 13.000 euro. Tuttavia, in virtù della minusvalenza di sei mesi prima, potrà ricorrere alla compensazione. In questo modo dovrà pagare il 26% sulla differenza tra plusvalenza e minusvalenza (30.000 euro).
Tutti i prodotti finanziari possono generare minusvalenze, però soltanto gli strumenti che producono “redditi diversi” (azioni, certificates, derivati, ETC e obbligazioni) consentono di recuperarle. Ad esempio per ottenere un credito fiscale delle minusvalenze di un fondo comune, prodotto finanziario che genera redditi di capitale, sarà necessario vendere in utile ad esempio delle azioni o delle obbligazioni.

Le minusvalenze patrimoniali

Le minusvalenze non si riferiscono esclusivamente ai prodotti finanziari, bensì anche agli asset reali. Può accadere, infatti, che un’impresa investa in beni strumentali e patrimoniali. Anche quest’ultimi possono generare minusvalenze, il cui calcolo si ottiene confrontando il prezzo di acquisto o la somma del denaro ricevuta, al netto delle quote di ammortamento già dedotte. Ipotizziamo che la "Alpha Srl" abbia deciso di vendere a 10.000 euro un suo macchinario alla "Beta Spa" e che abbia acquistato tale macchinario al costo di 70.000 euro già ammortizzato per un importo pari a 55.000 euro.

70.000 euro (prezzo di acquisto del bene) - 55.000 euro (ammortamento) = 15.000 euro

10.000 euro (prezzo di vendita del bene) - 15.000 euro (valore residuo del bene) = -5.000 euro

Dalla vendita del macchinario "Alpha Srl" ha realizzato una minusvalenza di 5.000 euro.

 


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