Il settore italiano delle bevande: trend, fatturato e dati 2026


Pubblicazione Maggio 2026

L’industria italiana delle bevande

Il settore italiano delle bevande è tra i principali a livello europeo per volume d’affari, numero di imprese, occupazione e valore aggiunto. Con oltre 75 anni di storia, il settore tricolore del beverage impiega circa 39mila dipendenti in più di 3.700 stabilimenti distribuiti in tutto il territorio nazionale.
In questo osservatorio imprese iCRIBIS, ci occupiamo proprio delle realtà della divisione 11 della classificazione delle attività economiche ATECO, in altre parole la Produzione di bevande.

infografica

La distribuzione geografica dell’industria delle bevande

Le circa 3.700 imprese attive in Italia si trovano in prevalenza nella parte meridionale del territorio italiano:

  • Mezzogiorno: il 32,6% nel Sud-Italia e il 14,8% nelle Isole
  • Italia settentrionale e centrale: il 18,8% nel Nord-Ovest, il 20,8% nel Nord-Est e il 13% al Centro

La distribuzione regionale del settore delle bevande

topregioni

La classifica regionale dell’industria del beverage italiana vede nelle prime tre posizioni Campania (11,4%), Sicilia (10,6%) e Puglia (10,4%), regioni in cui si distribuiscono circa un terzo delle realtà produttive del settore. Seguono Veneto (9,9%), Piemonte (8,9%), Lombardia (8%), Emilia-Romagna (4,9%), Toscana (4,8%), Abruzzo (4,4%), Lazio (4,3%), Sardegna (4,2%), Calabria (4,1%), Trentino-Alto Adige (3,9%), Marche (2,6%), Friuli-Venezia Giulia (2,1%), Basilicata (1,7%) e Liguria (1,4%). Nelle ultime tre posizioni, invece, si trovano Umbria (1,3%), Molise (0,6%) e Valle D’Aosta (0,5%).

● Regioni Top: Campania (11,4%), Sicilia (10,6%) e Puglia (10,4%)

 

La distribuzione provinciale del settore

La provincia con la più alta concentrazione di aziende produttrici di bevande è Napoli con il 4,5% del totale della popolazione. Completano le prime dieci posizioni del ranking Treviso (4,2%), Foggia (3,2%), Cuneo (3%), Trapani (2,7%), Roma (2,5%), Salerno (2,4%), Trento (2,4%), Verona (2,4%) e Chieti (2,2%).

● Province principali: Napoli (4,5%), Treviso (4,2%), Foggia (3,2%)

I codici Ateco dell'industria delle bevande 

ateco

La popolazione dell’industria del beverage è formata per oltre un terzo, il 34,3%, da imprese produttrici di vini. Seguono la distillazione, rettifica e miscelatura di alcolici (20,7%), le imprese produttrici di birra (20,2%), la produzione di vini da uve (9,1%), la produzione di bibite analcoliche e acque in bottiglia (6,2%) e quella di vini spumanti e altri vini speciali (4,7%).

34,3% produzione di vini, esclusi vini spumanti e altri vini speciali (11.02.1)
● 20,7% distillazione, rettifica e miscelatura di alcolici (11.01)
● 20,2% produzione di birra (11.05)
● 9,1% produzione di vini da uve (11.02)
● 6,2% produzione di bibite analcoliche e acque in bottiglia (11.07)
● 4,7% produzione di vini spumanti e altri vini speciali (11.02.2)

L’occupazione nell’industria delle bevande

Dal punto di vista occupazionale, circa il 45,6% del comparto delle bevande, impiega meno di due dipendenti, mentre è degna di nota la percentuale di aziende con più di venti dipendenti (10,3%).

45,6% impiega meno di 2 dipendenti
10,3% impiega 20 o più dipendenti

La dimensione aziendale del settore

Il settore delle bevande è formato per il 64,4% da microimprese, il restante 35,6%, invece, si distribuisce tra piccole imprese (23,6%), medie imprese (11%) e realtà di grandi dimensioni (1%).

Microimprese: 64,4%
● Piccole imprese:23,6%
● Medie imprese: 11%
● Grandi imprese: 1%

La forma giuridica delle imprese che producono bevande

L’analisi della struttura giuridica del settore permette di osservare un’ampia presenza di società di capitali pari al 64,5%. Seguono le imprese individuali con il 18,2%, le società di persone con il 16,7% e le altre forme societarie con lo 0,6%.

● Imprese di capitali: 64,5%
Imprese individuali: 18,2%
● Società di persone: 16,7%
●Società di altre forme: 0,6%

La distribuzione del rischio nell'industria del beverage

Nel settore italiano delle bevande emerge un profilo di rischio economico-commerciale superiore alla media. L’indicatore di affidabilità commerciale delle aziende è stato calcolato impiegando variabili tra cui indicatori e dati di bilancio, informazioni anagrafiche, anzianità aziendale, dati relativi alle esperienze di pagamento, la presenza di eventuali informazioni negative.

● Rischio minimo: 11,3%
● Rischio inferiore alla media: 12,9%
● Rischio superiore alla media: 55,2%
● Rischio massimo: 20,3%
● Rischio non valutabile: 0,3%

La propensione all'internazionalizzazione, la digital attitude e l’innovazione

La propensione all'export

export

Il settore mostra una propensione all'internazionalizzazione buona: il 15,7% delle imprese, infatti, presenta uno score alto e il 21,5% si attesta sopra la media. Un dato che conferma il carattere export oriented del comparto, trainato in particolare dalla produzione di vino.

Alto (livello 1): 15,7%
Sopra la media (livello 2): 21,5%
● Medio (livello 3): 21,4%
● Sotto la media (livello 4): 34,5%
Molto basso (livello 5): 6%
● Non disponibile: 0,9%

La digital attitude

Il settore si caratterizza anche per un livello di digitalizzazione piuttosto buono: il 39,1% delle attività, infatti, presenta una propensione al digitale alta o superiore alla media, che si contrappone al 40,3% che fa registrare una digital attitude bassa.

Alto (livello 1): 17,2%
● Sopra la media (livello 2): 21,9%
● Medio (livello 3): 14%
● Sotto la media (livello 4): 5,4%
Molto basso (livello 5): 40,3%
● Non disponibile: 1,2%

La propensione all'innovazione

La propensione all’innovazione del settore è complessivamente moderata, con una quota rilevante sopra la media (33,6%) ma una presenza significativa di livelli bassi (37,2% tra sotto la media e molto basso). La componente con alta propensione è limitata (9%), indica che i profili fortemente orientati al cambiamento sono minoritari. Nel complesso emerge un contesto eterogeneo, in cui coesistono apertura e resistenza, suggerendo la necessità di strategie mirate di accompagnamento al cambiamento.

● Alto (livello 1): 9%
● Sopra la media (livello 2): 33,6%
● Medio (livello 3): 18,9%
● Sotto la media (livello 4): 15,9%
● Molto basso (livello 5): 21,3%
● Non disponibile: 1,3%

Le classi di fatturato stimato

Quando si analizza il fatturato stimato, disponibile per società di persone e ditte individuali non obbligate al deposito del bilancio, emerge una notevole eterogeneità. L’industria delle bevande, infatti, presenta realtà molto diverse tra loro per dimensioni, struttura e ricavi.

L’88,2% dichiara meno di 500.000€, tra queste il 77,7% si attesta nella fascia 100.000–499.999€. Solo lo 0,1% raggiunge un fatturato superiore a 5.000.000€.

● Fascia di fatturato stimato €100.000 – 499.999€: 77,7% delle imprese

Il fatturato da bilancio delle imprese che producono bevande

Il dato riguardante il fatturato delle società di capitali del settore offre l’istantanea di un comparto in crescita:23.000.000€ nel 2024 (+4,5% rispetto al 2023), con un valore medio dichiarato che si aggira intorno a 6.216.215€.

Le imprese produttrici di bevande di cui si conosce il bilancio si attestano nelle fasce di fatturato medio basse: il 13% di queste ultime, infatti, fattura meno di 10.000€, l’8,8% si attesta nella fascia 10.000 - 49.999€, il 6% nella fascia 50.000 - 99.999€, il 19,9% nella fascia 100.000 - 499.999€, il 9,7% nella fascia 500.000 - 999.999€, il 20,2% nella fascia 1.000.000 - 4.999.999€, il 7,4% nella fascia nella fascia 5.000.000 - 9.999.999€. Le realtà del settore che fatturano più di 10.000.000€ sono il 14,8%.

• Fascia di fatturato €1.000.000 - 4.999.999€: 20,2% delle imprese

Sintesi

Settore: Produzione di bevande(Ateco 11)
Numero aziende del settore: 3.700 aziende attive
Fatturato (da bilancio): 23.000.000€ (+4,5% rispetto al 2023)
Microimprese: 
83,3% del totale
Forme giuridiche:
64,4% imprese individuali 
Rischio economico-commerciale 
del settore: superiore alla media

Insight strategici

• Opportunità: L'export e la crescita del fatturato spingono il settore, con la propensione export e la digitalizzazione come leve per i mercati esteri e il commercio online.

● Criticità: struttura della popolazione frammentata, composta in buona parte da microimprese, il 45,6% che impiegano meno di 2 dipendenti, limitando economie di scala e resilienza.

Le aziende top del settore delle bevande

Nella “top ten” delle aziende del settore italiano delle bevande con il fatturato d’esercizio più alto troviamo:

 


CHI SIAMO

iCRIBIS è il portale e-commerce di Cribis che offre accesso alla banca dati di informazioni commerciali su imprese italiane ed estere. Ideale per piccole imprese e professionisti, iCRIBIS aiuta a tutelare i crediti e ridurre gli insoluti. Migliaia di piccole aziende e privati lo scelgono quotidianamente per informarsi su clienti, fornitori e concorrenti, con la garanzia di dati di qualità, sempre accessibili online.

Il settore italiano delle bevande: trend, fatturato e dati 2026


Pubblicazione Maggio 2026

L’industria italiana delle bevande

Il settore italiano delle bevande è tra i principali a livello europeo per volume d’affari, numero di imprese, occupazione e valore aggiunto. Con oltre 75 anni di storia, il settore tricolore del beverage impiega circa 39mila dipendenti in più di 3.700 stabilimenti distribuiti in tutto il territorio nazionale.
In questo osservatorio imprese iCRIBIS, ci occupiamo proprio delle realtà della divisione 11 della classificazione delle attività economiche ATECO, in altre parole la Produzione di bevande.

infografica

La distribuzione geografica dell’industria delle bevande

Le circa 3.700 imprese attive in Italia si trovano in prevalenza nella parte meridionale del territorio italiano:

  • Mezzogiorno: il 32,6% nel Sud-Italia e il 14,8% nelle Isole
  • Italia settentrionale e centrale: il 18,8% nel Nord-Ovest, il 20,8% nel Nord-Est e il 13% al Centro

La distribuzione regionale del settore delle bevande

topregioni

La classifica regionale dell’industria del beverage italiana vede nelle prime tre posizioni Campania (11,4%), Sicilia (10,6%) e Puglia (10,4%), regioni in cui si distribuiscono circa un terzo delle realtà produttive del settore. Seguono Veneto (9,9%), Piemonte (8,9%), Lombardia (8%), Emilia-Romagna (4,9%), Toscana (4,8%), Abruzzo (4,4%), Lazio (4,3%), Sardegna (4,2%), Calabria (4,1%), Trentino-Alto Adige (3,9%), Marche (2,6%), Friuli-Venezia Giulia (2,1%), Basilicata (1,7%) e Liguria (1,4%). Nelle ultime tre posizioni, invece, si trovano Umbria (1,3%), Molise (0,6%) e Valle D’Aosta (0,5%).

● Regioni Top: Campania (11,4%), Sicilia (10,6%) e Puglia (10,4%)

 

La distribuzione provinciale del settore

La provincia con la più alta concentrazione di aziende produttrici di bevande è Napoli con il 4,5% del totale della popolazione. Completano le prime dieci posizioni del ranking Treviso (4,2%), Foggia (3,2%), Cuneo (3%), Trapani (2,7%), Roma (2,5%), Salerno (2,4%), Trento (2,4%), Verona (2,4%) e Chieti (2,2%).

● Province principali: Napoli (4,5%), Treviso (4,2%), Foggia (3,2%)

I codici Ateco dell'industria delle bevande 

ateco

La popolazione dell’industria del beverage è formata per oltre un terzo, il 34,3%, da imprese produttrici di vini. Seguono la distillazione, rettifica e miscelatura di alcolici (20,7%), le imprese produttrici di birra (20,2%), la produzione di vini da uve (9,1%), la produzione di bibite analcoliche e acque in bottiglia (6,2%) e quella di vini spumanti e altri vini speciali (4,7%).

34,3% produzione di vini, esclusi vini spumanti e altri vini speciali (11.02.1)
● 20,7% distillazione, rettifica e miscelatura di alcolici (11.01)
● 20,2% produzione di birra (11.05)
● 9,1% produzione di vini da uve (11.02)
● 6,2% produzione di bibite analcoliche e acque in bottiglia (11.07)
● 4,7% produzione di vini spumanti e altri vini speciali (11.02.2)

L’occupazione nell’industria delle bevande

Dal punto di vista occupazionale, circa il 45,6% del comparto delle bevande, impiega meno di due dipendenti, mentre è degna di nota la percentuale di aziende con più di venti dipendenti (10,3%).

45,6% impiega meno di 2 dipendenti
10,3% impiega 20 o più dipendenti

La dimensione aziendale del settore

Il settore delle bevande è formato per il 64,4% da microimprese, il restante 35,6%, invece, si distribuisce tra piccole imprese (23,6%), medie imprese (11%) e realtà di grandi dimensioni (1%).

Microimprese: 64,4%
● Piccole imprese:23,6%
● Medie imprese: 11%
● Grandi imprese: 1%

La forma giuridica delle imprese che producono bevande

L’analisi della struttura giuridica del settore permette di osservare un’ampia presenza di società di capitali pari al 64,5%. Seguono le imprese individuali con il 18,2%, le società di persone con il 16,7% e le altre forme societarie con lo 0,6%.

● Imprese di capitali: 64,5%
Imprese individuali: 18,2%
● Società di persone: 16,7%
●Società di altre forme: 0,6%

La distribuzione del rischio nell'industria del beverage

Nel settore italiano delle bevande emerge un profilo di rischio economico-commerciale superiore alla media. L’indicatore di affidabilità commerciale delle aziende è stato calcolato impiegando variabili tra cui indicatori e dati di bilancio, informazioni anagrafiche, anzianità aziendale, dati relativi alle esperienze di pagamento, la presenza di eventuali informazioni negative.

● Rischio minimo: 11,3%
● Rischio inferiore alla media: 12,9%
● Rischio superiore alla media: 55,2%
● Rischio massimo: 20,3%
● Rischio non valutabile: 0,3%

La propensione all'internazionalizzazione, la digital attitude e l’innovazione

La propensione all'export

export

Il settore mostra una propensione all'internazionalizzazione buona: il 15,7% delle imprese, infatti, presenta uno score alto e il 21,5% si attesta sopra la media. Un dato che conferma il carattere export oriented del comparto, trainato in particolare dalla produzione di vino.

Alto (livello 1): 15,7%
Sopra la media (livello 2): 21,5%
● Medio (livello 3): 21,4%
● Sotto la media (livello 4): 34,5%
Molto basso (livello 5): 6%
● Non disponibile: 0,9%

La digital attitude

Il settore si caratterizza anche per un livello di digitalizzazione piuttosto buono: il 39,1% delle attività, infatti, presenta una propensione al digitale alta o superiore alla media, che si contrappone al 40,3% che fa registrare una digital attitude bassa.

Alto (livello 1): 17,2%
● Sopra la media (livello 2): 21,9%
● Medio (livello 3): 14%
● Sotto la media (livello 4): 5,4%
Molto basso (livello 5): 40,3%
● Non disponibile: 1,2%

La propensione all'innovazione

La propensione all’innovazione del settore è complessivamente moderata, con una quota rilevante sopra la media (33,6%) ma una presenza significativa di livelli bassi (37,2% tra sotto la media e molto basso). La componente con alta propensione è limitata (9%), indica che i profili fortemente orientati al cambiamento sono minoritari. Nel complesso emerge un contesto eterogeneo, in cui coesistono apertura e resistenza, suggerendo la necessità di strategie mirate di accompagnamento al cambiamento.

● Alto (livello 1): 9%
● Sopra la media (livello 2): 33,6%
● Medio (livello 3): 18,9%
● Sotto la media (livello 4): 15,9%
● Molto basso (livello 5): 21,3%
● Non disponibile: 1,3%

Le classi di fatturato stimato

Quando si analizza il fatturato stimato, disponibile per società di persone e ditte individuali non obbligate al deposito del bilancio, emerge una notevole eterogeneità. L’industria delle bevande, infatti, presenta realtà molto diverse tra loro per dimensioni, struttura e ricavi.

L’88,2% dichiara meno di 500.000€, tra queste il 77,7% si attesta nella fascia 100.000–499.999€. Solo lo 0,1% raggiunge un fatturato superiore a 5.000.000€.

● Fascia di fatturato stimato €100.000 – 499.999€: 77,7% delle imprese

Il fatturato da bilancio delle imprese che producono bevande

Il dato riguardante il fatturato delle società di capitali del settore offre l’istantanea di un comparto in crescita:23.000.000€ nel 2024 (+4,5% rispetto al 2023), con un valore medio dichiarato che si aggira intorno a 6.216.215€.

Le imprese produttrici di bevande di cui si conosce il bilancio si attestano nelle fasce di fatturato medio basse: il 13% di queste ultime, infatti, fattura meno di 10.000€, l’8,8% si attesta nella fascia 10.000 - 49.999€, il 6% nella fascia 50.000 - 99.999€, il 19,9% nella fascia 100.000 - 499.999€, il 9,7% nella fascia 500.000 - 999.999€, il 20,2% nella fascia 1.000.000 - 4.999.999€, il 7,4% nella fascia nella fascia 5.000.000 - 9.999.999€. Le realtà del settore che fatturano più di 10.000.000€ sono il 14,8%.

• Fascia di fatturato €1.000.000 - 4.999.999€: 20,2% delle imprese

Sintesi

Settore: Produzione di bevande(Ateco 11)
Numero aziende del settore: 3.700 aziende attive
Fatturato (da bilancio): 23.000.000€ (+4,5% rispetto al 2023)
Microimprese: 
83,3% del totale
Forme giuridiche:
64,4% imprese individuali 
Rischio economico-commerciale 
del settore: superiore alla media

Insight strategici

• Opportunità: L'export e la crescita del fatturato spingono il settore, con la propensione export e la digitalizzazione come leve per i mercati esteri e il commercio online.

● Criticità: struttura della popolazione frammentata, composta in buona parte da microimprese, il 45,6% che impiegano meno di 2 dipendenti, limitando economie di scala e resilienza.

Le aziende top del settore delle bevande

Nella “top ten” delle aziende del settore italiano delle bevande con il fatturato d’esercizio più alto troviamo:

 


CHI SIAMO

iCRIBIS è il portale e-commerce di Cribis che offre accesso alla banca dati di informazioni commerciali su imprese italiane ed estere. Ideale per piccole imprese e professionisti, iCRIBIS aiuta a tutelare i crediti e ridurre gli insoluti. Migliaia di piccole aziende e privati lo scelgono quotidianamente per informarsi su clienti, fornitori e concorrenti, con la garanzia di dati di qualità, sempre accessibili online.

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